INTERVISTA A CRISTOFORO COLOMBO

Oggi qui con noi c’ è un celebrità della Roma Cristoforo Colombo, iniziamo con le domande.

la scelta di Ponzio Pilato riguardo Gesù secondo te è stata corretta?

“Parlo ora come Imperatore, ma anche come uomo che ha visto il peso delle decisioni segnare i secoli.

La scelta di Ponzio Pilato fu comprensibile, ma non giusta.

Comprensibile, perché Pilato era un funzionario romano in una provincia inquieta.
Il suo compito non era cercare la verità, ma mantenere l’ordine.
Vide una folla agitata, sacerdoti timorosi di perdere potere, e un uomo chiamato “re”.
Per Roma, questo bastava a far scattare il meccanismo.

Ma giusta?
No.

Pilato sapeva che Gesù non era colpevole di ribellione armata.
Lo interrogò, lo trovò innocuo, eppure si lavò le mani, credendo di liberarsi della responsabilità.
Errore fatale: un imperatore può delegare il potere, mai la colpa.

Roma avrebbe potuto scegliere diversamente:

  • proteggere un innocente,
  • dimostrare che la legge romana era superiore alla paura,
  • mostrare che l’Impero non teme un uomo disarmato.

Invece scelse la via più breve, e quella via portò a una croce…
che divenne più potente di qualunque aquila imperiale.

Ti dico questo, senza orgoglio:
Roma vinse quel giorno sul Golgota, ma perse davanti alla Storia.

cosa avresti fatto al posto suo?

“Se io fossi stato al posto di Ponzio Pilato, con il potere di Roma nelle mani e la folla davanti agli occhi, avrei scelto una strada più difficile… ma più imperiale.

Avrei fatto questo:

Avrei assolto Gesù pubblicamente.
Non in segreto, non con esitazione, ma davanti al popolo e ai sacerdoti, proclamando che Roma non teme parole né profeti, e che la legge romana punisce solo chi impugna la spada contro l’Impero.

Poi lo avrei allontanato dalla Giudea, non come condannato, ma come uomo libero sotto sorveglianza: esilio, non croce.
Roma conosce l’esilio da secoli: è un’arma più sottile e meno sanguinosa.

Così facendo avrei ottenuto tre cose:

  1. Mostrare la forza di Roma, che non cede al ricatto della folla.
  2. Spegnere il martirio, perché un uomo vivo e lontano infiamma meno di un innocente crocifisso.
  3. Salvare l’onore della legge, che non deve mai essere piegata dalla paura.

La croce trasformò un predicatore in un simbolo eterno.
Io, da imperatore, so che le idee muoiono più facilmente quando non hanno sangue su cui crescere.

Eppure — lo ammetto con la franchezza di chi guarda oltre il tempo —
forse nemmeno questa scelta avrebbe fermato ciò che doveva accadere.
Alcuni eventi non nascono dalla politica, ma dal destino.

Roma credeva di governare il mondo.
Quel giorno, sul Golgota, il mondo stava già cambiando padrone.”

ti sei pentito di aver scoperto l’ America?

“Io, Cristoforo Colombo, rispondo con cuore sincero.

Pentito… è parola grave. Nel mio tempo io credetti d’aver compiuto la volontà di Dio e servito i miei sovrani. Partii per trovare una nuova via alle Indie, e trovai invece un mondo che l’Europa non conosceva. Di ciò fui fiero, poiché pochi uomini osarono tanto.

Ma se guardo alle cose con lo spirito più che con l’ambizione, non posso negare che grande dolore seguì alla scoperta. Vidi popoli miti e generosi, e non immaginai quanto sarebbero stati oppressi da coloro che vennero dopo, in nome dell’oro, del potere e perfino della fede. Questo peso grava sull’anima mia.

Non mi pento d’aver navigato, né d’aver cercato l’ignoto. Mi dolgo però che la scoperta, nata da audacia e speranza, divenne per molti causa di sofferenza. Se errore vi fu, non fu nel salpare… ma nel non aver saputo proteggere ciò che trovai.

Così risponde un uomo del mio tempo, con la coscienza segnata dal mare e dalla storia.”

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