NESSUNO DEVE SAPERLO

1 capitolo:

L’una di notte. 

Silenzio tombale. 

Il cielo è di un blu scuro mai visto prima. La luce del lampione lungo il vialetto della strada taglia in due la mia stanza.

Poi rumore. 

Il telefono vibra sul mio comodino.

Una volta.

due volte.

tre volte. 

Alla quarta mi decido a rispondere.

“Salve, parlo con la signorina Jonson?” mormora una voce femminile aldilà del telefono. 

“Si, mi dica?” rispondo schietta.

“Ecco… sono la dottoressa Lady Mild, lavoro all’ospedale San Giovanni Battista” si blocca, sento un sospiro e poi conclude la frase.

“Mi dispiace informarla che sua madre è stata trovata priva di vita, nel condominio dove abitava, stanza quattordici, citofono sette. Le porgo le mie più sentite condoglianze”. 

Interrompo la chiamata. 

Bastano quattro parole per farmi crollare definitivamente. In un colpo solo. 

“madre”

“priva di vita”

E il mondo smette di girare all’istante.

Sono passate quarantottore. 

quarantottore senza di lei.

Il mio raggio di sole.

La mia luce nel buio.

La polizia ha ricostruito il caso.

A un primo esame, mi hanno detto, che mamma non presentava segni di violenza sul corpo.

Un infarto.

Così semplice.

Così pulito.

Indosso una lunga giacca nera, con bottoni ricamati oro. I pantaloni neri di raso mettono in risalto il mio fisico. Metto un filo di mascara, non per essere bella, ma per nascondere il dolore. 

Prendo la borsa ed esco di casa. 

Entro in chiesa. Cammino al centro, tra le panche. Poi la vedo.

Mamma.

Oh mia cara mammina. 

Come farò senza di te.

Mi sento persa.

Vuota.

La guardo attentamente per un’ultima volta, i suoi capelli sono di un biondo irreale e gli occhi sono chiusi. 

Tocco la sua mano. 

È gelida.

Le lascio una delle sue caramelline preferite. 

Quelle alla menta, che adorava scartare ogni sera prima di dormire. 

Come riuscirò a scordare tutto questo ?

Facile.

Non ci riuscirò.

Come si può dimenticare la persona che ho amato e che amo tutt’ora?

Mi piego e le lascio un delicato bacio sulla fronte 

Ed è in quel momento che lo sento.

Un lieve solco sotto il colletto dell’abito.

Una piccola rigidità innaturale.

Ritiro la mano.

Infarto, hanno detto.

Ma un infarto non lascia segni.

Chiudono la bara che poco dopo è già sommersa di fiori.

Il funerale inizia e le lacrime scendono fitte fitte, sempre di più.

Non piango solo per il dolore.

Piango perché c’è qualcosa non torna. 

Solo due settimane dopo riesco a varcare la soglia dell’abitazione. 

Predo coraggio e inizio a svuotare armadi e cassetti per riporre vestiti e accessori dentro a vecchi scatoloni.

Poi un suono metallico. 

Lo specchio riposto sopra al comò della mamma,cade a terra all’improvviso, vicino al letto.

Mi chino per raccogliere ciò che ormai rimaneva dello specchio, quando scorgo un piccolo quadernino posto al centro, sotto il letto, pieno di polvere.

Incuriosita, allungo la mano per prenderlo e lo apro.

È un diario. 

Ogni pagina presenta una data. 

Riconosco subito la scrittura.

È quella della mamma.

Mi si riempiono gli occhi di lacrime, i ricordi scorrono veloci nella mia mente.

Sfoglio velocemente le pagine, poi la mia attenzione cade in particolare su una pagina, con un racconto decisamente più lungo.

“È il 14 novembre, sono le 23:47, non riesco a prendere sonno. La pioggia scende fitta fitta sul vetro della mia grande finestra, che si affaccia sul mio amato giardino. Questa mattina sono uscita presto, mentre percorrevo il mio solito sentiero, tutto d’un tratto scorgo poco più distante da me, una ragazza, con lunghi capelli scuri, illuminati dal sole, che stava camminando anche lei come me. Poi accade tutto velocemente. Un uomo di grossa taglia sbuca da un cespuglio, di una via secondaria, si avvicina alla ragazza, parlano per qualche secondo e poi con fare minaccioso la prende per la mano, e sparisce insieme a lei. “Strano” ho pensato. Poi ho proseguito la mia camminata. Questa sera quando ho iniziato a cenare ho acceso la televisione che mandava in onda, come tutti i giorni alle 20:30, il telegiornale. “Ragazza di soli 22 anni, trovata morta lungo una scarpata, nessuna traccia dell’assassino”. Poi tutto si ricollega. Le immagini che scorrono sulla televisione sono familiari.Quella ragazza l’ho vista stamattina. Ne sono sicura”

Cosa sta succedendo? La mamma era testimone di un omicidio e non me la mai detto!? 

Vado avanti con la lettura e mano a mano che continuo a leggere si aggiunge sempre un dettaglio. 

Ma come è possibile? 

Arrivo direttamente a leggere il racconto che risale a una settimana fa.

“Ne sono passati di giorni e questa mattina,appena ho trovato coraggio sono andata a testimoniare ciò che ho visto alla polizia, non sono riuscita a tenermi tutto dentro. Non sarebbe stato giusto. Però sento come se ci fosse qualcosa. Qualcuno oggi mi ha seguita. Me lo sento. Ho paura. Ma non posso di certo parlarne con mia figlia. Le aggiungerei un altro problema fra i tanti. E sinceramente non se lo merita.”

Oh mamma, se solo avessi saputo tutto ciò ti avrei aiutata a sciogliere ogni tuo dubbio. Io e te contro tutto e tutti ricordi? 

Mi sento impotente.

Sto scoprendo tutto questo troppo tardi.

Continuo la lettura del suo diario.

“I giorni passano, la polizia sta indagando ancora sul caso e io sono terrorizzata a dir poco. Nella cassetta postale questo pomeriggio il postino ha lasciato un biglietto. Quando sono andata ad aprirlo, invece delle solite bollette che arrivano puntualmente ogni mese, c’era scritta una frase breve, ma intensa. “So cosa sai, fai attenzione a parlare”. 

Ho il cuore in gola.

Giro pagina. Giro, giro e rigiro ancora disperata.

Ma le pagine sono bianche.

Le pagine sono vuote. 

Non c’è scritto più niente. 

Non c’è più nulla.

Autrice: Marchione Maria Giulia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *