LA 1F AL PICENWORLD MUSEUM

Il 22 aprile 2026, noi, alunni della classe 1 F, siamo andati ad Ascoli Piceno a visitare il PICENWORLD MUSEUM (PIMU), un museo interattivo dedicato ai Piceni e guidato dalla Cooperativa Opera. È stato aperto il 14 settembre 2021 e si trova in Corso Vittorio Emanuele 46, vicino al centro storico della città.
L’ obiettivo di Pimu è narrare l’epoca picena tramite le scienze sperimentali, le nuove tecnologie e le arti visive.

Siamo partiti da Monsampolo alle 8,45 e siamo arrivati verso le 9,15. Pioggia ed intemperie non ci hanno fermato e ci siamo incamminati verso la sede del museo. Appena entrati, Sara ed Alessandra ci hanno accolto calorosamente e, dopo aver lasciato zaini e giacche all’entrata, ci hanno fatto accomodare nella prima sala. Alessandra ci ha mostrato un video girato al Museo del Conero, dove una ragazza vestita da Picena ci ha portato dentro una casa di quell’epoca. All’interno c’era una zona dedicata alla cucina, dove si conservano i cereali e le provviste; inoltre per fare la farina frantumavano i cereali con un masso. Successivamente, la farina veniva depositata in grandi contenitori di ceramica chiamati dolia.

Fuori dalle case c’era un forno dedicato alla ceramica diviso in due parti: nella prima parte, la più bassa, c’era il forno mentre in quella più alta mettevano a cuocere i vasi molte ore a temperature molto alte.
Queste notizie le abbiamo grazie allo studioso Giulio Gabrielli, nato nel 1832. Gabrielli è famoso per i suoi taccuini, oggi conservati nella biblioteca comunale, su cui scriveva annotazioni e, insieme a descrizioni testuali, aveva l’abitudine di disegnare i più vari ritrovamenti come vasi, terracotte, fibule sotto forma di schizzi, elencando minuziosamente i reperti rinvenuti in loco.

Giulio Gabrielli, ricostruito dalla tecnologia, ci ha spiegato la civiltà picena che si stanziò nella fascia medio adriatica nel quinto secolo. Il nome Piceni deriva dal latino picus (picchio), uccello sacro al dio Marte che, secondo la leggenda, guidò le popolazioni durante il rito del ver sacrum, della primavera sacra: era un rito antico usato nei periodi di crisi o di carestia per cui tutti i nati nelle “primavere sacre”, al compimento di 20 anni venivano allontanati per cercare terreni fertili e abbondanti. Sara ci ha mostrato una donna 3D a cui potevamo mettere delle fibule e dei reperti: fibule a sanguisuga o a doppia sanguisuga, fatti di argento e ambra. Abbiamo scoperto che al tempo ogni metallo era prezioso e in base al monile trovato possiamo capire la classe sociale. Gli uomini erano invece dei guerrieri e possedevano armi preziose,
simbolo di ricchezza e potenza militare.

Sara poi ci ha spiegato le differenze tra l’archeologia antica e l’archeologia sperimentale: prima del ‘900 l’archeologia era un hobby, oggi è una vera e propria scienza. L’archeologo segue il metodo scientifico: prima sceglie il luogo, studia il terreno e con i droni la crescita dell’erba, poi inizia a scavare con piccone e
piccoli attrezzi. Una volta trovati i reperti, si puliscono e si catalogano per renderli riconoscibili e facilmente individuabili. I materiali organici sono deperibili, si corrodono e si rovinano, quindi oggi è
difficile trovarli: ad esempio, del telaio costruito in legno, oggi abbiamo solo i pesetti in terracotta. Poi ci hanno spiegato le caratteristiche dei vasi: ne avevano di tutti i tipi, quelli da usare tutti i giorni e gli oinokòe, per i giorni di festa. Producevano il vino mettendolo in un grande recipiente aggiungendo all’interno scaglie di formaggi e spezie per aromatizzarlo. C’erano dei vasi in terracotta con tre piedini per essere messi sul fuoco e con dei fori nella parte centrale per scaldare il latte che poi veniva usato per fare il formaggio.

Abbiamo concluso la visita dentro l’ufficio di Gabrielli, che ci ha raccontato gli aneddoti legati alle sue scoperte: ad esempio le incisioni sulle ghiande missili, i proiettili usati nella guerra romana-picena, sui quali erano incise delle incitazioni a combattere (feri pic, ferisci il piceno) oppure veri e propri insulti.
Alle 10:45 abbiamo fatto una bella pausa, prima del laboratorio: Sara e Alessandra ci hanno spiegato l’importanza dei vasi nell’antichità e ci hanno fatto modellare l’argilla per creare il nostro vaso personalizzato.

Abbiamo usato la tecnica a “colombino” senza usare il tornio: abbiamo creato prima la base, aggiungendo gli strati esterni successivamente. Abbiamo scoperto che l’argilla più si lavora con le mani, più si indurisce: ma alla fine ognuno di noi aveva portato a termine soddisfatto il proprio lavoro.
Abbiamo lasciato i nostri manufatti al museo per la cottura. Siamo tornati a scuola alle 12:30, felici di aver fatto questa esperienza!

Gli alunni della 1F, Monsampolo

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