La 3B del nostro istituto ha iniziato uno scambio di lettere con la dottoressa Raffaela Baiocchi, attivista ascolana di Emergency.
Dalla guerra in Ciad ai banchi di scuola. È successo grazie alla classe 3B del nostro istituto, che ha deciso di contattare la dottoressa Raffaela Baiocchi, attivista dell’associazione Emergency, da anni impegnata nelle zone di guerra. La dottoressa era venuta in visita alla nostra scuola a dicembre per raccontarci la sua esperienza a Gaza. Nei giorni scorsi la 3b, sotto la supervisione della professoressa Paola Panarese ha deciso di mettersi nuovamente in contatto con Rafaela, che ha risposto entusiasta di raccontare il suo giro di perlustrazione in Ciad. Ha risposto alle domande con una email, raccontando delle sue avventure e molti problemi del Paese
Questo è lo scambio epistolare tra gli alunni e la dottoressa:
Gent.ma dott.ssa Baiocchi,
come sta? Si ricorda di noi? Siamo gli studenti della scuola di Spinetoli che ha conosciuto durante un incontro organizzato dai nostri insegnanti il 12 dicembre scorso. Abbiamo saputo che in questo momento si trova ad operare nel Ciad. Le scriviamo perché ci piacerebbe farle delle domande sull’esperienza che sta vivendo ora in questo Paese. In questi ultimi giorni abbiamo fatto una ricerca su questo Paese africano e abbiamo scoperto che è in difficoltà economica, anche a causa di una forte crisi ambientale dovuta ai cambiamenti climatici, per esempio, abbiamo letto che il lago Ciad si è quasi del tutto prosciugato.Abbiamo poi notato che l’età media della popolazione è 16 anni e che l’aspettativa è di circa 50 anni.In che zona del Paese si trova ad operare in questo momento? Che età hanno in media i suoi pazienti e che problemi di salute presentano? Tutti gli abitanti possono accedere alle cure mediche? Può descriverci una sua giornata “tipo”?Quali sono le principali difficoltà che riscontra nel lavoro quotidiano? Come si presenta il paesaggio e l’ambiente in cui vive? Qual è ora la situazione politica del Paese? La ringraziamo molto per l’attenzione e attendiamo fiduciosi una sua risposta.
Cordiali saluti
Gli studenti della classe 3B
Ciao a tutte e a tutti!!!
Mi avete fatto proprio una bella sorpresa! Certo che mi ricordo di voi!
Sì, sono in Ciad (qui si scrive “TCHAD”), ma solo per un breve periodo: ancora non ci ho mai lavorato come dottoressa, ma spero di poterlo fare presto. In realtà sono venuta con altri colleghi a fare un “giro di perlustrazione” di un paio di settimane, per capire quali sono i problemi di salute in questo Paese e vedere se EMERGENCY può dare una mano. Tutto quello che avete letto sui problemi di questo Paese è vero, ma alla lista che mi avete mandato ne manca uno importantissimo: l’arrivo continuo di sudanesi che scappano dal loro Paese. Il Ciad confina ad est con il Sudan in cui da più di due anni è in corso una bruttissima guerra civile: tante persone sudanesi sono scappate qui per salvarsi. Il Ciad è un Paese poverissimo ma molto ospitale: ospita rifugiati sudanesi da vent’anni, ormai sono quasi due milioni di persone. Non è la prima volta che c’è la guerra civile in Sudan, e qua la guerra è particolarmente cruenta, specie in una regione sudanese- quella proprio attaccata al Ciad- chiamata Darfur. Queste persone hanno bisogno di tutto: acqua, cibo, un riparo, e poi scuole per i bambini e i ragazzi, servizi sanitari per chi si ammala o deve partorire, e un po’ di tranquillità. Si calcola che sono quasi due milioni le persone che in questi 20 anni sono scappate da quelle zone per insediarsi in queste aree. Ho visitato due provincie: lo Ouaddai (il capoluogo si chiama Abéché) e il Wadi Fira (da dove vi sto scrivendo). In questi giorni ci stiamo svegliando presto, perché due settimane sono davvero poche per vedere tutto: ci muoviamo spesso su strade molto sconnesse, e in un’ora si riescono a fare spesso non più di 20 km (pensate come se si dovesse sempre andare a 15-20 km/h e dover fare 100-120 km!). Quindi stiamo spesso in macchina, partiamo alle 6 e torniamo sempre prima delle 17, perché è meglio non stare in giro quando è buio (qui siamo vicini all’Equatore, e quindi l’alba c’è sempre verso le 6 e il tramonto verso le 18, tutti e due all’improvviso, mica i lunghi tramonti che ci sono dalle nostre parti!). Queste regioni in questo periodo sono molto secche (la stagione delle piogge è finita a settembre, ripioverà a maggio), c’è sabbia e tanta polvere; la savana qui è piena di acacie con spine allungate e piante che non conosco ma hanno bellissimi fiori fucsia. Per strada si vedono tantissimi asini (li allevano perché aiutano nei trasporti e nei lavori), oltre a capre (mangiano di tutto, per cui riescono a cavarsela anche nei posti dove c’è poco da mangiare come qua), dromedari, cavalli e mucche. Abbiamo intravisto anche due scimmie che ci scrutavano da lontano, ma è successo un’unica volta. I rifugiati arrivati da poco stanno spesso in tende donate dalle Nazioni Unite, mentre chi è qui da più tempo è riuscito a farsi delle costruzioni di mattoni che però durano pochi anni, perché sono mattoni di fango seccati al sole e non cotti, quando arrivano le piogge piano piano li corrodono fino a che non si sciolgono letteralmente. Ci sono tantissimi bambini e ragazzi che vanno nelle scuole presenti qui, ma tanti li abbiamo visti che vendono frutta per strada (piccoli limoni e mango), tanti che portano l’acqua, ma anche tanti che giocano con povere cose ma si divertono tantissimo perché la povertà aguzza l’ingegno e stimola la creatività! In queste zone vediamo anche tanti militari, probabilmente perché il confine con il Sudan è vicino (ed essendo il Sudan un paese in guerra, vogliono essere prudenti). Sono tutti gentili e parlano il francese o l’arabo: io capisco un po’ il francese ma non lo parlo, mentre l’arabo (una lingua bellissima ma difficile per me) proprio zero. Per cui mi faccio tradurre dai miei colleghi che parlano tutti il francese, mentre un altro collega (George, sudanese che lavora con noi) parla l’arabo. Potrei continuare a raccontare per ore: per cui mi fermo e vi mando alcune foto, spero che vi piacciano e vi rendano l’idea dei miei racconti.
Vi abbraccio tutti e vi ringrazio per avermi scritto!
Raffaela



reportage fotografico dal ciad della dottoressa rafaella
pubblicato da hamza