La bellezza è parte della cura.

La dottoressa Baiocchi racconta alla 3B l’Afghanistan 

Continua la corrispondenza tra la classe 3B e la dottoressa Raffaela Baiocchi, attivista dell’associazione umanitaria Emergency. Dopo essere stata in Ciad, la dottoressa ora si trova in Afghanistan, dove sta aiutando tante persone e feriti a causa della guerra. La dottoressa ha anche mandato delle foto tipo un paesaggio (montagne), cibi, un edificio Emergency.

Ecco lo scambio di lettere:

Gent.ma dott.ssa Raffaela,

la ringraziamo tanto per la risposta e le bellissime foto che ci ha inviato. 

Siamo rimasti molto colpiti dai suoi racconti, in particolare dalla guerra civile in Sudan e dalle condizioni di vita degli abitanti del Ciad, costretti a vivere in un territorio difficile per il clima e l’ambiente.

Ci ha sorpreso l’entusiasmo dei bambini nonostante il loro stile di vita.

In questi giorni si trova ancora in Ciad o si è spostata in un altro Paese africano?

In Ciad è presente Emergency?

In quali altri Paesi è presente l’organizzazione per cui lavora?

Ci ha fatto molto piacere ricevere il suo reportage e la ringraziamo molto per la sua disponibilità.

La salutiamo con affetto e le auguriamo buon lavoro!

La classe 3B

Ciao a tutti

Scusate se non vi ho risposto subito, ma nel frattempo, dopo un breve pit-stop in Italia, sono ripartita per un altro Paese, l’Afghanistan: sono arrivata qui l’11 febbraio, e tornerò a casa a metà aprile, per cui starò circa due mesi.

Sono in una provincia chiamata Panjsher (qua in Afghanistan le “provincie” equivalgono alle nostre “regioni”): sono a nord-est di Kabul, ci vogliono 2 ore-due ore e mezza di macchina per raggiungere questa valle percorsa da un fiume chiamato appunto Panjsher (qualche anno fa la trasmissione RAI Overland ha fatto alcune puntate proprio qui). Siamo su un altopiano (circa 1.800-1.900 metri sul livello del mare) e siamo circondati da montagne che proseguono verso nord-est, verso la Cina, e confluiscono prima nel gruppo montuoso del Pamir e poi oltre fino all’Himalaya. La primavera è alle porte, molto in anticipo rispetto al solito: anche qua ci sono i cambiamenti climatici, e si nota perché ogni anno fa un po’ meno neve e più pioggia. Le case tradizionali sono fatte di materiale simile a quelle del Ciad (paglia e fango), e reggono bene alla neve ma non alla pioggia (qua ne ha fatta sempre molto poca), per cui negli ultimi anni ci sono state tante alluvioni e frane, e qualche volta interi villaggi si sono letteralmente sciolti.

La natura è meravigliosa, e il giardino del nostro ospedale tra un po’ si colorerà di meravigliosi fiori: Gino Strada- il medico che ha fondato EMERGENCY ormai più di 30 anni fa- diceva che la bellezza è parte della cura, così ha voluto che i nostri ospedali fossero belli, colorati e pieni di verde!

Questo è il mio posto preferito (insieme a Gaza) di tutti gli ospedali di EMERGENCY: qui sono venuta per la prima volta nel 2007, qui ho visto crescere una piccola clinica per i parti che è diventata praticamente un ospedale universitario, e ogni mese ormai nascono 600-700 bambini! Poi c’è un reparto che si occupa dei neonati, uno dei bambini, e uno di tutte le operazioni chirurgiche. In Afghanistan abbiamo altri due ospedali, che si occupano di feriti di guerra e di incidenti: uno a Kabul, la capitale del paese, e uno a Lashkar Gah, la capitale della provincia dell’Helmand.

Siccome tante famiglie vivono in villaggi sperduti nelle montagne da dove è difficile raggiungere l’ospedale, noi abbiamo anche aperto piccoli ambulatori sparsi dappertutto dove possiamo dare le prime cure, e da cui possiamo trasportare in ospedale le persone che hanno bisogno e che non hanno una macchina.

Altri Paesi in cui lavoriamo sono il Sudan (anche qui siamo in tre città: la capitale Khartoum- arida-, in cui facciamo tante cose particolari, Post Sudan- sul mar Rosso, che ha un grande porto, e la città di Nyala nel Darfur- la parte verde del Sudan); la Sierra Leone (abbiamo un ospedale che cura chi si deve operare per qualsiasi motivi ma soprattutto i bambini che bevono per sbaglio la soda caustica che le mamme lavorano per farci il sapone- la scambiano per acqua e si bruciano letteralmente la gola e l’esofago, e poi è difficilissimo per loro guarire e mangiare e bere normalmente); in Palestina nella Striscia di Gaza (di cui vi ho raccontato di persona); in Etiopia, dove stiamo costruendo un centro di riabilitazione per le persone vittime della guerra civile in Tigrai; e in Italia, dove in tante città o zone a rischio ci prendiamo cura delle persone che hanno problemi a provvedere alla propria salute, sia italiani che stranieri.

Vi mando la prima foto che ho fatto la settimana scorsa quando sono arrivata, con le montagne innevate e un padiglione del nostro ospedale in primo piano. Poi anche una foto di una tavola imbandita per il giorno di festa, che qui è il venerdì. E poi i ‘altra foto della valle con il sole, che guarda verso Kabul (che però non si vede, è lontana!). Spero vi piacciano!

A presto, e grazie per scrivermi!

Raffaela

Pubblicato da Gabriel

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